Il libro del comando

Alcune storie

Le masche son tornate!

Storia ed etimologia

 

In questa sezione, sono raccolte diverse storie. Sono testimonianze di nonni, amici, vicini di casa e più in generale persone che hanno vissuto di persona quel particolare periodo della cultura Piemontese (e non).
Oltre alle storie presenti in questo sito, vi consigliamo caldamente di leggere quelle di masche.it , che potrete trovare a questo indirizzo:

http://www.masche.it/racconti/racconti.htm

Rossa Cassina

Rossa Cassina era una strega, aveva 30 anni e due figlie. Maria era una ragazza di Treviso e una domenica mattina, bisticcia con una delle figlie di Cassina. A casa lo racconta ai genitori e di sera, quando è in camera, vede come una palla infuocata attraversare la stanza, allora spaventata corre in camera dei genitori e si mette velocemente nel lettone tra di loro, e qui riceve due schiaffoni su entrambe le guance da questa palla. Le rimangono i segni delle 5 dita sulle guance e anche i genitori hanno sentito dare le sberle. Viene interpellata un'altra strega che spiega loro che la maledizione è stata fatta a tavolino e ricade su tre generazioni tanto è stata intrecciata. Le figlie non vollero continuare ad avere questi poteri della madre e quando Rossa Cassina fu sul punto di morire, i suoi libri furono dati a Don Remigio, il parroco, con il compito di bruciarli.

La cavalla bianca

Era il 1930 a Vigone quando mio bis nonno fu invitato a uscire con amici. Quella sera conobbe una ragazza bellissima. Il giorno seguente, mentre mio bis nonno andava a lavorare vide passare quella ragazza, che si chiamava Margherita (cosi aveva detto), allora lui la andò a salutare e fu molto felice perchè Margherita gli chiese di uscire. Venne quella sera, mio bis nonno aspettava trepidante. Erano le ore 20,30 quando Margherita si presentò vestita in modo elegante. Dopo aver cenato e trascorso la serata insieme, si salutarono quando ad un tratto Margherita si trasformò in una bellissima Cavalla bianca. E dal quel giorno non la vide mai più.

Il moscone

C 'era una volta una strega che si tramutava in animali. Un giorno, questa strega decise di trasformarmarsi in moscone per infastidire un suo vicino di casa che le stava molto antipatico. Così, una mattina, si tramutò in moscone e fino a sera infastidì l'uomo che, stanco della giornata, voleva dormire. Ma il moscone continuava imperterrito ad infastidire l'uomo. Così, ormai stufo, decise di togliersi il cappello e sedersi, aspettando che il moscone si posasse da qualche parte per poi intrappolarlo all'interno del cappello. Dopo di chè, diede delle botte al cappello, e quindi al moscone. La strega se ne andò e, una volta, a casa si ritrasformò in se stessa. Il mattino dopo, quando la vicina di casa uscì, l'uomo si accorse che era ferita, piena di lividi e con tutte le ossa rotte.

La casa delle masche

Dopo 15 anni di abbandono e di degrado, Palazzo Ferrero è stato riaperto al pubblico. Alberto Ferrero è vissuto a Pralormo nella seconda metà del 1800. Il Palazzo ha una storia intrisa di leggende: una di esse vuole che Ferrero fosse figlio illegittimo del re, avuto fuori dal matrimonio durante una "scappatella" in campagna. E' morto senza eredi, avrebbe lasciato l'eredità del palazzo ad alcune cugine di Torino. Le leggende, però non sono tutte qui: gli anziani pralormesi raccontano che durante la guerra il palazzo era usato come comando militare nazifascista. Il palazzo è anche conosciuto da molti pralormesi come la "cà d'le masche", la casa delle streghe. Durante gli anni in cui era disabitata infatti di notte si vedevano spesso strani bagliori, movimenti provenienti dall'interno.

Le masche di San Tonco

Tra Cerreto, Capriglia, Montafià e Piovà, lungo la via del sale, a qualche chilometro da Castelnuovo don Bosco, si trova il bosco di San Tonco, una macchia verde costellata da quercie e tigli, al cui interno, nel Medievo, c'era un villaggio fortificato composto da 12 fuochi ( 12 famiglie ): una notte sparì nel nulla all'impovviso, apparentemente senza nessuna spiegazione. La stessa sorte toccò a molti carri, animali e presone che vi si avventurarono e misteriosamente non fecero più rientro. Nel bosco, ad un certo punto, la rigogliosa vegetazione lascia inspiegabilmente spazio ad una spoglia radura di forma ovale, la stessa dei luoghi di ritrovo per i sabba, le riunioni notturne dei seguaci di Lucifero...Dietro a tutti questi misteri si celano le MASCHE, come la tradizione piemontesre chiama le streghe: donne vecchissime dal volto ripugnante dotate di malefici poteri che abitano nel bosco. E per contrastarle, si decise, nel tardo Medioevo, di costruire una chiesetta nella radura: gli operai lasciarono i materiali e di notte ...gli angeli scelsero dove edificarla spostando i mattoni nel luogo prescelto.Oggi la voce delle MASCHE accompagna i visitatoriche si addentrano nel bosco di San Tonco in un canto melodioso che sembra provenire da ogni parte...... "Il bosco - dice l'architetto Elisabetta Serra - è un' iniziativa dell' ecomuseo regionale del basso Monferrato astigiano". Nati da una legge del 1995, gli ecomusei come i parchi, sono enti che si occupano di valorizzare aree protette dal punto di vista naturalistico, ma vi associano anche la salvaguardia dei valori e le tradizioni dei residenti, raccontandone la memoria. Le MASCHE sono infatti, uno dei capisaldi della cultura contadina nell' astigiano e nelle Langhe."Esse sono il nostro rapporto con il buio, il mistero, il bosco - prosegue la Serra - Quando non si sa rispondere con la scienza agli avvenimenti che accadono, si ricorre alla fede o a ciò che si può gestire direttamente, come la magia". Un autore francesedi arte contemporanea, Erik Samakh, ha restituito alle MASCHE l' invisibilità e la "voce" grazie a dei flauti molto particolari, agganciati tra gli alberi e funzionanti attraverso un meccanismo ingegneristico - elettronico. Quando cioè, il sole batte sui pannelli solari, aziona una turbina che li fa suonare producendo vento. A seconda di dove batte risuonano flauti diversi. Per questo, passeggiando, si sente una melodia che assomiglia al canto di una donna. "é un po' la nostra sfida - prosegue la Serra - ricreare l'atmosfera usando gli strumenti della cultura contemporanea. Uscire dall'idea che essa sia solo patrimonio della città, tutte le memorie devono essere valorizzate, anche quelle contadine". I flauti di Erik Samakh celebrano la magia in tutto il mondo: in Italia è la MASCA, in Sud America è lo spirito del bosco, nel nord dell'Europa i troll ( fooletti dei boschi ).Per nessuna civiltà contemporanea infatti il bosco è un elemento neutro, associandosi sempre e comunque a una presenza ultra terrena. Quanto di "ultra terrene" c'è nel bosco di San Tonco? Una volta svelato da dove proviene la voce delle MASCHE, altri 2 misteri debbono, essere spiegati. All' interno del bosco si trova una zona paludosa il Lago Freddo, molto più estesa nel Medoevo. C'era quindi il rischio di finirci dentro. Di qui la leggenda dell' esistenza di forze sovrannaturali all' interno del bosco, per evitare un pericolo oggettivo. Ancora. Nella radura di San Tonco esiste un campo leggermente elettromagnetico dovuto probabilmente alle paludi stesse, che non consente la crescita della vegetazione. Questo spiegherebbe la sua forma ovale. Tuute ipotesi. L' unica certezza, la sparizione improvvisa, dal giorno alla notte, avvenuta nelle nebbie del Medioevo sia del borgo fortificato sia delle 12 famiglie. Che siano state davvero le MASCHE a farlo scomparire?

Piciu D'Bra

Nonna Michina e nonno Giuanin vivevano in una vecchia cascina a Cherasco. Avevano una veneranda età e per ogni cosa che sentivano o che non andava per il verso giusto le colpevoli erano sempre "le MASCHE". Nonna raccontava che Puciù di Bra lavorava di fisica ( cioè praticava la magia nera ) e chiunque si rivolgeva a lui poteva far impazzire un' altra persona facendogli sentire o vedere cose che non esistevano. Michina ( Domenica ) diceva:"Stanotte stavamo dormendo, quando abbiamo sentito dei rumori in cantina così forti, che ci è sembrato che il vino dalle botti chiuse fuoriuscisse dai rubinetti, così in fretta e andasse tutto sprecato. Io e nonno Giuanin ( Giovanni ) siamo saltati giù dal letto e siamo corsi giù, ma la cantina era asciutta e le botti di vino erano chiuse." Più volte i nonni avevano sentito questi rumori, ma niente era accaduto nella cantina.Allora nonna diceva : "Ai sun le MASCHE! Ci sono le MASCHE! Facciamo benedire la casa!" E così fecero. La casa fu benedetta e sul muro delle scale che portava nelle stanze dove dormivano, furono dipinte delle croci fatte per scongiurare ogni presenza maligna. Puciù d' Bra era però realmente esistito.

La masca Bollita

Tanto tempo fa, la "mulinera" (cioé la padrona del mulino) di Pralormo raccontava questa storia, sottolineando che era successa a lei personalmente.

La sua bambina si era ammalata: non mangiava più, era deperita moltissimo, il medico la considerava in pericolo di vita ma non sapeva trovare un rimedio. Disperata, la mamma portò la bambina a uno stregone (non sappiamo se un "settimino", un guaritore o altro ancora) di un paese vicino: Lo stregone sentenziò: "Qualcuno vuole male alla bambina. Ora tornate a casa, chiudete tutte le finestre e fate bollire tutti i vestiti di vostra figlia." Tornata a casa, fece bollire i vestiti di sua figlia nel pentolone, quando, tutto ad un tratto, sentì bussare dalla porta e dalle finestre. Impaurita, si preoccupò a chiedere chi fosse. Così una strana voce, le disse: " Non mi uccidere, ti prego !" La signora, così, le rispose: "Se tu mi prometti che lascerai stare mia figlia, io smetterò di far bollire i vestiti." La masca promise, e lei smise di far bollire i vestiti. Da quel momento, la masca non interferì più nella loro vita.

La Masca dei telai

Ottavio Martano ci ha raccontato una storia sentita da un suo conoscente. Come in molte case di Chieri, c'era un telaio a mano, utilizzato in famiglia. In particolare nella casa del signore che ci ha informato di questa storia, di notte si sentivano dei rumori provenienti dalla stanza in cui si trovava il telaio. Insomma, il telaio andava da solo producendo il classico rumore battente dei telai. Data la credenza in queste creature dispettose, il signore pensò fosse stata una masca che si divertiva ad azionare il telaio in modo che lui si spaventasse.