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Le masche
nella cultura piemontese
Nella
storia della cultura e del folklore piemontese le masche non possono
proprio mancare.
Masca è un termine dialettale che indica streghe, spiritelli
dispettosi; donne in possesso di facoltà naturali che operano
incantesimi, tolgono o indirizzano fatture, prevedono il futuro e sono
in grado di curare mali inguaribili con medicamenti strani e facoltà
occulte. Queste donne ereditano i poteri dalla madre, dalla nonna, da
una zia: la nuova masca eredita anche un libro il "Libro del Comando"
dove sono scritte, con inchiostri di vari colori, le formule per gli
incantesimi. Le masche si ritrovano quattro volte l'anno sotto un grande
albero, simbolo dello stretto legame con il territorio dove vivono e
operano. La masca veniva associata solitamente alla figura di una vecchia
donna dall'aspetto non gradevole che viveva ai margini della società,
forte connessione con la condizione femminile del passato, quando la
donna era consacrata alla vita domestica, ai valori dei campi, all'allevamento
dei figli. Ma poteva assumere le sembianze di un animale: pecore capre,
maiali.
Alle masche erano
attribuiti tutti gli eventi negativi della vita quotidiana: facevano
rovesciare i carri per le strade di campagna, che mandavano a male il
raccolto di una stagione, che facevano morire i bambini o il bestiame...Alle
masche venivano attribuite le malformazioni di un neonato perché
in gravidanza, la mamma aveva avuto contatti con lei. Ognuno aveva una
storia sua da raccontare, riportata nelle "veglie" quando
alla sera ci si ritrovava nelle stalle, alla luce del lume a petrolio,
le donne sedute in un angolo a sferruzzare e gli uomini a raccontare
di masche per impaurire i bambini che ascoltavano con occhi sgranati.
Il passaggio dei
poteri era una cosa molto delicata: quando la masca moriva doveva lasciare
il maleficio ad un'altra donna ma ad una soltanto. Il passaggio avveniva
in modo molto semplice: la masca dopo aver scelto a chi lasciare la
dote bastava che le stringesse la mano o che avesse con lei un minimo
di contatto fisico. Una morte orrenda sarebbe stata quella di una masca
che avesse deciso di non lasciare a nessuno il suo bagaglio di poteri.
Il "Libro del Comado" doveva essere in possesso di ogni masca,
un grosso quaderno scritto a mano in latino contenente molte formule,
copiature di riti esorcistici riportati nei libri della Chiesa. Copia
di quel libro si poteva avere andando alle due dopo mezzanotte in una
"scao", la casa delle streghe, entrare e venerare il demonio.
Le masche erano
solite ritrovarsi con cadenza periodica in luoghi stabiliti per una
sorta di riti goliardici e orgiastici in cui, alcune vestite di stracci
altre addirittura nude, ballavano libere in grande euforia in radure
o pianori intorno ad un grosso albero.
Insomma
anche il piemonte ha vissuto la sua personale caccia alle streghe.
In questa
sezione è stato raccolto del materiale (preso da internet, da
libri e da testimonianze orali) per cercare di capire di più
questo fenomeno. Fenomeno che solo recentemente (si fa per dire) è
venuto a galla. Prima la gente non ne voleva parlare, per paura, e risultava
difficile acquisire delle informazioni. Ad oggi ci sono diversi libri,
come quello di Donato Bosca "Andar per Masche" che
raccolgono centinaia di testimonianze e che ci possono aiutare a capire
meglio.
Ma se da
una parte bisogna tenere conto della tradizione contadina del tempo,
purtroppo ignorante, credulona e ancora legata alla superstizione, il
dubbio che un fondamento di verità ci sia a qualcuno è
venuto. Forse perchè si sente in dovere di credere alla testimonianza
dei nonni o degli zii, forse perchè alcune coincidenze fanno
dubitare della totale fantasia di quegli avvenimenti.
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